
La rosa quadripetala antico stemma dei Malatesta vive del riverbero del SI, dove la S è un’anfisbena allargata alle estremità in due teste a mo’ di espansioni fogliari e sostenuta nel centro dal pilastro ben saldo della I. È il SI di Isotta che accetta di spartire per oltre vent’anni con Sigismondo il tormento del suo spirito, di condividere la gloria delle sue vittorie e l’amarezza delle sue sconfitte, di saziare il suo ardore, di saperlo aspettare quando la guerra lo porta lontano e quando altre donne lo distraggono, di dargli numerosi figli (anche se nessuno prenderà il posto del padre), di sapergli stare alla pari con la fermezza e con la capacità di trovare il giusto equilibrio tra il saper parlare e il saper tacere.
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Divagazioni sul SI e sulla Rosa dei Malatesta

Rimini

La rosa, mediante tutti gli aspetti, forme e attinenze costruisce intere sequenze per descrivere di Sigismondo, mediante una processione di emozioni, i difetti, i pregi, le passioni, l’audacia, l’astuzia, il potere, le virtù, l’amore, la gloria.
Tutte le sequenze, a mo’ di lettere di un alfabeto per immagini, strutturano il linguaggio capace di esprimere il trionfo dell’uomo eccellente in un a visione globale, unica e immediata. La scrittura usuale, viceversa, non permette di esprimerlo con la stessa intensità.
La rosa unicum di fascino e suggestione, può entrare, dopo l’ampia espressione di capacità, nel gioco dei trionfi per delineare, tra le figure allegoriche della condizione umana, quella dell’uomo eccellente.





